(da Lerici In di novembre 2022)

“Gli Abetini”, romanzo scritto dal grande autore tedesco Johannes Burkhardt che qui usa lo pseudonimo di Ossip Kalenter  pubblicato negli anni Cinquanta dopo il secondo viaggio dello scrittore a Lerici, è un affresco della vita di Abeti, nome di fantasia sotto il quale si scorge la cittadina posta ad una delle estremità del golfo di La Seppia (La Spezia). La data della pubblicazione in tedesco (1950 e 1959) è però posteriore al periodo della stesura della maggior parte dei testi, che, come si evince da diversi particolari datati, si colloca negli Anni Trenta, quando l’autore abitò a Lerici dal 1932 al 1934. San Terenzo è San Tiburzio, Pugliola Prugnola, Sarzana è Zanzara…, così tanto per darvi un’idea.

Oggi lo leggiamo nella traduzione di Liviana Ferdeghini. Essendo un testo difficile da decifrarsi, pensando di fare cosa gradita ai lericini, io e Alessandro Manfredi abbiamo deciso di addentrarci più da vicino nei luoghi e nei personaggi tentando di ricostruire un vademecum di decodifica, in poche parole come si fa, con “L’Ulisse” di Joyce quando si vuol ricomporre la tortuosa giornata del 16 Giugno vissuta da Leopold Blum!  Con questa esagerata comparazione contraddico la proverbiale “sobrietà” dei lericini!

Per fare questo abbiamo intervistato alcuni lucidissimi ultra novantenni, Caterina Zanello e Silvano Righetti. Utilissima dal punto di vista documentario ci è stata la Guida del Golfo dei Poeti di Silvio Nicola Aicardi del 1924 e l’Annuario Generale d’Italia del 1935.

I quattordici brevi capitoli del libro riportano con spirito bonariamente ironico vari momenti della quotidianità di questo “piccolo paese abitato da un popolo orgoglioso e libero”, un altro aggettivo che Kalenter utilizzerà nei confronti degli abetini sarà onesti.

Limitiamoci per ora a questi tre aggettivi positivi nei nostri confronti e senza dubbio possiamo esserne soddisfatti. Ciò che da subito colpisce lo scrittore è l’atteggiamento di placida indifferenza con cui gli abitanti di Abeti accolgono qualsiasi novità, stato d’animo che non abbandonerebbero neppure se il re d’Inghilterra venisse a sedersi al Caffè Dante in piazza Cesare Battisti.

Lo scrittore è convinto che anche il suo romanzo sarà accolto dai Lericini con la consueta tranquilla nonchalance, ma di questo non ne sarei così sicura, molto soddisfatta era già stata Piera Basadonne quando ne aveva scritto nel 1985 su Il Golfo dei poeti, il grande periodico diretto mirabilmente da Piero Colotto, traducendo due capitoli del libro.

Bene, dopo tutte queste necessarie premesse siamo pronti per iniziare, resta però un punto importante, per capire bene quello che spiegherò dovreste aver letto il libro di riferimento, se non lo avete già fatto cercherò di invogliarvi a farlo.

Iniziamo il nostro percorso e immaginiamo che il re d’Inghilterra sia seduto a un tavolo del caffè Dante che era in realtà il caffè La vittoria in piazza Cesare Battisti di proprietà di Matteo Faridone che era il nonno di Filippo e Raimondo Pagano. Il sovrano è comodamente seduto, osserva gli altri avventori e tutti possono riconoscerlo. I lericini o meglio gli Abetini non si curano assolutamente di lui e qui Kalenter addirittura chiama in causa Erasmo da Rotterdam, adattando una sua affermazione tratta dai Colloquia al carattere degli Abetini e mostrando così di conoscerli bene… “…Nessuno ti saluta quando arrivi perché non vogliono far credere di circuire il cliente…”

Più che il timore di essere accusati di voler circuire il cliente, i lericini vogliono far sapere che non hanno bisogno di lui perché fondamentalmente non hanno bisogno di nessuno!

Nel loro scetticismo genetico non si esaltano assolutamente nemmeno di fronte a grandi personalità, in questo caso, appunto il re d’Inghilterra….

Ma vorrei soffermarmi un momento su quegli anni e “dilato” un po’ la vicenda perché voglio farvi immaginare Lerici anche sotto un aspetto più ampio, il nostro borgo infatti ci appare straordinariamente vivace.

Il 1933 è l’anno in cui Filippo Tommaso Marinetti, attratto dall’impatto visivo di un paesaggio urbano industriale con gli impianti mercantili, cantieristici e militari della Spezia, unito alla bellezza naturale del Golfo, frequenta le nostre zone per organizzare il Primo Premio del Golfo, e si sofferma molto spesso al Caffè Dante di Basilio ed è anche l’anno (16 agosto 1933), in cui il comandante lericino Francesco Tarabotto alla guida del mitico transatlantico Rex nel viaggio da Genova a New York ottiene il prestigioso riconoscimento del Nastro Azzurro.

Riporto le parole di Marinetti tratte dal “La terra dei vivi” quindicinale di turismo, arte, architettura coordinato dalla direzione artistica di Fillìa (Luigi Colombo) il redattore capo era lo spezzino Renato Righetti, al quale la cultura locale deve moltissimo.

“Nelle serate di questo Agosto al caffè Vittoria di Lerici, davanti alle montagne e alle isole insanguinate del tramonto, in una simultaneità d’acque fulgenti, lampadine colorate, muscoli, bagnanti seminudi e squadriglie di ragazze a braccetto belle e spavalde, pittori e pittrici discutono animatamente dei nuovi problemi plastici imposti da questo Golfo insieme tanto misterioso e tanto eccitante per la fantasia. L’altezza raggiunta dalle discussioni e l’intensità del fervore artistico generale si aggiungono alle garanzie offerte da una giuria assolutamente equilibrata dove tre futuristi bilanciano gli altri quattro tradizionalisti e avanguardisti”.

Bene, eccoci seduti all’aperto al Caffè Dante. L’attenzione del sovrano si sposta poi sull’avvenente ragazza che serve ai tavoli, gli anziani più attempati che abbiamo contattato, pensano di avere riconosciuto nella Viola descritta da Kalenter la giovane figlia di Matteo Faridone, Wilma.

Matteo Faridone, Basilio nel testo di Kalenter, aveva cinque figlie femmine: Ordelia o meglio Cordelia di shakespeariana memoria, Fillide di classicissima memoria sposata a Gino Bellini che gestiva la drogheria lo Svizzero che poi diventerà di Mario Menolli marito di Ordelia e padre di Silvana recentemente scomparsa; le altre erano: Celsa, Anna la maestra e Wilma la più piccola.

Viola dai capelli biondo cenere chic, svelta e attraente saluta in modo spigliato, con un cenno del capo tutti gli avventori. Consiglia a tutti l’americano l’aperitivo, l’amaro rosso cinabro che gli abetini bevono in questi tempi. Qualcuno dei nostri intervistati ci ha detto che forse parlare di Americano era un po’ esagerato, ma noi pensiamo che fosse possibile, i marittimi lericini viaggiavano e sbarcavano costantemente in America, visitavano New York (NeYorke o Neva Yorke), quindi chiaramente potevano aver portato questa moda dell’Americano a Lerici già ben prima degli Anni Trenta.          (continua)

Margherita Manfredi

(da Lerici In di dicembre 2022)

Il re d’Inghilterra incontra Policarpo, Bracchetti,

Lidia e Carlino

Da piazza Dante seguiamo il re d’Inghilterra che prosegue lungo via Pisacane ed entra nei locali che un tempo furono del favoloso Bar Sport, poi Magia del gelato; qui si trova l’Emporio del Sor Policarpo un uomo di bassa statura, molto irritabile (in realtà la memoria storica di Lerici, il 96enne Silvano Righetti, lo definisce alto e magrissimo), con una barbetta “tremolante” da capra. Questa similitudine ci fa pensare alla poesia di Saba e al verso In una capra dal viso semita in cui il poeta riconosce il suo dolore e quello universale del mondo.

Insegna dell’emporio

Policarpo a detta di tutti gli intervistati è Stanislao Pulignani, commerciante di origine ebraica che gestiva un negozio fornitissimo in cui si vendeva “il migliore assortimento di tutto quello che si può ricondurre al concetto di spezie… dal maraschino alle macchine fotografiche ai cetrioli sott’aceto o alle edizioni in brochure di Tolstòj”. Caterina ha ricordato un episodio raccontatole da sua madre di quando un signore, sicuramente un foresto, entrando nel suo negozio gli chiese: “Avete per caso questo prodotto?” e Policarpo immediatamente “Qua non si chiede se l’abbiamo, si ordina il prodotto stesso”. Ma la stessa risposta, indipendentemente dal luogo di nascita, era rivolta anche a tutti i lericini che gli ponevano la fatidica domanda. Ce lo conferma anche Righetti che ricorda che lui e i suoi amici, bambinetti di 7/8 anni, entravano di corsa nell’emporio chiedendo a Policarpo se avesse una candela, suscitando ire furiose. Pulignani gestiva anche una pompa di benzina Shell che dopo il riempimento del 1936 /38, si trovava sulla strada verso il lungomare.

Piazza del mercato

Bene, il re entra nell’emporio per acquistare della carta da lettere per scrivere al duca di Gloucester, ne uscirà senza aver fatto acquisti e non si sa di preciso cosa fosse successo all’interno. Sicuramente un tipico siparietto da commedia dell’arte!

Il sovrano entra nella tabaccheria che si trova accanto all’emporio, di proprietà del signor Bracchetti, che senz’altro corrisponde al signor Baracchini. La tabaccheria dei Baracchini me la ricordo benissimo anch’io, perché sarà di loro proprietà sino agli anni ‘90.

Il re acquista una cartolina illustrata e chiede anche un francobollo, su questa richiesta il signor Bracchetti va un po’ in crisi, cosa che gli succedeva ogni qualvolta gli si chiedeva qualcosa di diverso da un Toscano e tre Macedonia! Quindi chiama in suo aiuto la nipote Lidia e dalla tenda di perline di vetro esce una ragazza che Kalenter definisce una dea ex machina, con un viso meraviglioso dipinto di cera e di porpora con gli occhi color agata. Lidia che in realtà si chiamava Luisa, col suo sorriso immutabile che vale tanto per il re quanto per i ceti umili, offre al re d’Inghilterra il francobollo giusto di colore rosso fragola.

Dopodiché il re passa davanti alla chiesa di San Pietro (San Rocco) e attraversando il mercato del pesce e della verdura (sito in piazza Garibaldi) arriva all’alto Palazzo (forse il palazzo dove c’era l’albergo ristorante Italia e un tempo sede della giustizia genovese) dove al piano terra ha la sede il comando del Porto con sopra lo stemma con tre abeti d’oro, pianta inesistente a Lerici come dice lo stesso autore.

Ristorante la Calata

Da qui si reca nella trattoria del signor Carlino sulla calata il cui interno è simile per dimensioni alla cambusa di una nave, tanto è piena di marinai e di naviganti e di doganieri. Questa descrizione è molto colorita, ci dà il senso delle trattorie liguri dei primi decenni del Novecento dove confluiva una infinità di gente di mare. La piccola trattoria diventerà poi il ristorante La Calata (foto sopra) che è uno dei più antichi di Lerici risalendo al 1883, sarà molto famoso quando negli anni 60/70 era frequentato dalla jet society di intellettuali che attorniavano in cerca di fama e di successo la villa Rupe Canina dell’editore Valentino Bompiani, oppure da personaggi famosi nazionali e internazionali, che quando sostavano a Lerici volevano degustare la famosissima zuppa di datteri di Gino alla Calata. La Calata esiste ancora oggi ed è un ottimo ristorante gestito da Silvano Solari che negli anni 60/70 era un giovane aiuto cuoco.

Ma veniamo alla identificazione dei personaggi e cerchiamo di scoprire chi è Carlino: secondo il nipote Giorgio Grieco, il personaggio doveva essere suo nonno Alfredo che come Carlino aveva navigato come cuoco di bordo per poi aprire la trattoria con il padre Gino e il fratello Aldo. (Quindi nella realtà il padre era Gino, i figli erano tre, due maschi, Alfredo che era lo chef, e dalla descrizione dovrebbe essere Carlino e Aldo, padre della attuale giornalaia di piazza Bacigalupi angolo via Gerini, e una figlia femmina, Karis).

Anche Carlino dapprima ignora un po’ il re secondo la consuetudine lericina, poi si avvicina al tavolo e propone, trattandosi del re d’Inghilterra, invece dei soliti spaghetti in salsa di pomodoro la famosa zuppa di datteri serviti su pane bianco e ricoperti di una salsa di vino alla cui complicata preparazione il maestro si dispone raramente.

Carlino a questo punto è conquistato dal regal personaggio, si siede accanto a lui raccontando storie del locale ingrandite notevolmente; il cuoco ricorda come durante una festa religiosa e quindi o per Sant’Erasmo o per la Madonna di Maralunga in un’indimenticabile domenica, il suo locale – simile per dimensioni e per ressa alla cambusa di una nave – riuscì a fronteggiare… l’assalto di ben 220 persone che verranno poi aumentate a 319 per rispetto al rango del sovrano!

Sul conto da far pagare al re, Carlino alza un po’ il prezzo, sempre per rispetto al rango, ma non di molto… (segue)

Margherita Manfredi