con le strade del vino delle Cinque terre e le strade del vino dei Colli di Luni

(da Lerici in di agosto 2022)

La Liguria di Levante vinicola si apre definitivamente al mondo, spinta dal ritorno delle ondate turistiche e dai comitati del territorio ed incoraggiata dalla rassegna spezzina “Liguria da bere”, che, ormai da molti anni, celebra ogni estate il vino ligure e le sue zone di vocazione.

Dopo l’istituzione della “Strada del vino delle Cinque Terre”, nata per valorizzare quel territorio, contestualmente, in tempi brevi, il comitato dei “Colli di Luni”, con l’ausilio della Camera di Commercio, promette d’inaugurare una nuova “Strada del vino dei Colli di Luni”, attraverso un favoloso territorio capace di esprimere prodotti enologici di alto livello come il Vermentino ma non solo. Questi progetti, che hanno coinvolto molti produttori locali, anche di ambito nazionale, ci hanno indotto a parlare dell’argomento sul nostro mensile, sempre attento a tutte le iniziative che valorizzano il territorio e ai personaggi che si distinguono.

Prima di entrare nei particolari facciamo un breve excursus riferito alla nostra amata regione. I primi segni di viticoltura in Liguria si hanno già in epoca romana, vini liguri sono menzionati in numerosi documenti da Plinio il Vecchio. L’ impulso al commercio del vino si ha, però, solo con la nascita e lo sviluppo di Genova come Repubblica Marinara.

La Liguria, fino a due secoli fa, strano oggi a credersi, possedeva una enorme quantità di vitigni autoctoni, se ne stimavano circa 320.

A fine ‘800, l’avvento della filossera, un parassita di origine animale proveniente dall’America settentrionale quasi certamente trasportato coi generi alimentari esportati in Europa via mare, causò in poco tempo la quasi totale distruzione dei terreni vitati europei, attaccando la vite e distruggendola e trovando un ostacolo solamente nei terreni sabbiosi.

Tale evento ridusse a poche unità i vitigni autoctoni superstiti in regione.

Attualmente, i vitigni più diffusi sono principalmente a bacca bianca: Vermentino, Bosco, Pigato e Albarola; tra quelli a bacca nera, gli autoctoni sono prevalentemente concentrati a ponente come il vitigno Rossese, il re della Liguria vinicola, che trova la sua massima espressione nell’Imperiese, nella zona di Dolceacqua.

Merita menzione il vitigno Ormeasco, o Dolcetto, che trova agio nella zona di Pornassio, sempre nel Ponente ligure.

Semplificando e riassumendo, si può concludere quanto segue: a levante, vitigni a bacca bianca come Vermentino, Bosco e Albarola, mentre, a ponente, tra i bianchi domina il Pigato. Vitigni a bacca nera, concentrati sempre a ponente, sono il Rossese, dal grande potenziale, e l’Ormeasco, netta-mente gli autoctoni neri più apprezzati.

Viviano Nardini