(Lerici In di gennaio e febbraio 2020)

Come si studia all’estero: un anno di scuola in Canada

Dopo Cina, India e USA, ora è la volta del Canada. A guidarci alla scoperta di come funzionano le scuole all’estero questa volta è Serena Falcone, che è stata alunna del nostro Istituto dal 2006 al 2014 dove ha frequentato le scuole elementari e medie poi, dallo stesso anno, si è iscritta al liceo scientifico Parentucelli di Sarzana sino al 2016/2017 quando, dopo il terzo anno di liceo, ha continuato gli studi in Canada. Ora da settembre 2018 studia Medicina all’Università di Genova (n.d.r.). Segue l’intervista a Serena Falcone:

D. Per quale motivo hai scelto di frequentare un anno di liceo in Canada?

R. Nel corso del terzo anno di liceo è stato organizzato un incontro a scuola con alcuni ragazzi che avevano vissuto questa esperienza tramite Intercultura. Fino a quel momento onestamente non avevo mai considerato la possibilità di partire, un po’ per mancanza di coraggio ed anche per la grande spesa che avrebbe comportato. Però l’idea di vivere all’estero, studiare in una scuola diversa, scoprire una nuova cultura e poter imparare ad essere completamente indipendente mi affascinava.

Non ho optato per l’associazione Intercultura, perché l’idea di dover dare tre preferenze e di non essere certa della mia destinazione mi spaventava. Su consiglio di un’amica insegnante d’ingle-se, ho cominciato a pianificare il viaggio con l’agenzia privata “Goyes”, che era in contatto con l’associazione locale in Nova Scotia, la regione in cui ho vissuto. Il tutto è nato per caso, e il desiderio di partire si è confermato vincendo una borsa di studio con l’INPS (disponibile per le famiglie dei dipendenti statali).

D. Come si è svolto il tuo percorso scolastico in Canada?

R. Prima di partire, tramite l’agenzia italiana, ho concordato con il liceo canadese che avrei voluto seguire una linea di lezioni scientifica, in previsione del ritorno al liceo in Italia l’anno seguente. Il primo giorno di scuola mi sono stati comunicati i corsi e lì ho scoperto che, con qualche modifica, sarei riuscita ad ottenere materie che avrebbero potuto avere i crediti necessari per conseguire il diploma equipollente a quello dei miei coetanei canadesi. In tal modo ho ottenuto un titolo di studio che sarebbe stato accettato dal- l’università italiana e così, una volta tornata, ho subito iniziato a frequentare la facoltà di Medicina e Chirurgia.

D. Come si articola l’at-tività scolastica nei licei canadesi?

R. Il liceo in Canada ha una durata di tre anni, mentre le cosiddette “scuole medie” sono di quattro anni. In totale il loro percorso scolastico dura un anno in meno rispetto al nostro. Ogni anno è suddiviso in due periodi, da settembre a gennaio e da febbraio a giugno. Per ogni semestre ciascun alunno segue quattro diversi corsi, che cambiano poi al semestre successivo. A differenza della scuola italiana i corsi sono svariati, e gli studenti possono scegliere quali seguire, sempre tenendo contro però del numero e della tipologia di crediti necessari per il diploma. In linea generale è molto simile all’università.

Io personalmente avevo: Drama/Teatro (credito artistico necessario per il diploma), Global History/Storia globale, Fisica e Calculus/Matematica avanzata. Nel secondo semestre invece ho frequentato: Inglese, Canadian History/Storia canadese, Chimica e Biologia. Altra particolarità: noi ragazzi ci muoviamo da un’aula all’al-tra, con una pausa di dieci minuti tra le varie lezioni. Ogni professore ha la propria aula, personalizzata e su misura per il tipo di materia che insegna. L’orario va dalle 9.15 di mattina alle 15.30, con una pausa intorno alle 12 per il pranzo.

D. Cosa ne pensi in generale dell’approccio allo studio nell’istituzione scolastica canadese?

R. La scuola in Canada è fantastica perché è per l’a-lunno. Con ciò intendo dire che la scuola è concepita come strumento per far emergere l’IO del ragazzo, i suoi desideri ed i suoi punti di forza. Spesso si dice che la scuola italiana sia tra le più difficili e studiando in Canada mi sono resa conto delle solide basi che essa mi aveva fornito e sarò sempre grata ai miei professori per questo. La scuola lì è più semplice senza dubbio, anche se comunque mantiene qualche grado di difficoltà in più rispetto a quelle americane.

Quest’ultimo è anche uno dei motivi per cui ho preferito il Canada agli USA.

Un altro punto di forza è l’importanza data all’approc-cio pratico nelle cose, ad esempio almeno una volta a settimana andavamo in laboratorio di chimica con tanto di occhiali e camice. Ho sezionato un occhio di bovino ed anche un feto di maiale. Si può ben immaginare come questo abbia poi influenzato la mia scelta all’università!

Spesso ci venivano assegnati progetti da svolgere a casa, il cui tema poteva essere scelto tra una vasta lista che ci fornivano i professori e puntualmente io trovavo qualche argomento medico-scientifico da approfondire. Avevamo tanto spazio per mettere noi stessi in ciò che facevamo!

Mi ricordo ancora l’enorme ansia che provavo la mattina in autobus andando al liceo scientifico di Sarzana e sorrido al pensiero dell’es-sere stata felice quando andavo a scuola in Canada.

D. Cosa ne pensi degli stili di vita canadesi?

R. Pensando allo stile di vita canadese il primo aggettivo che mi viene in mente è “tranquillo”.

La loro giornata è organizzata in modo tale da finire di lavorare e di uscire da scuola intorno alle 16. Per le 17/17.30 c’è la cosiddetta “supper”, ovvero la cena. Abituarmi a questo orario è stato molto difficile soprattutto perché solitamente facevo merenda a quell’ora!!! Pian piano ho cominciato ad apprezzare anche questo. In molti quindi, già a metà pomeriggio, sono liberi di uscire e dedicarsi alla famiglia, ad attività sportive e ricreative. Sicuramente in Canada la qualità della vita è molto alta! Purtroppo, il freddo non consente di stare a lungo all’aperto nei mesi invernali, ma è tutto organizzato per vivere al meglio.

Parlando di abitudini alimentari è forse meglio tapparsi le orecchie, perché sebbene l’obesità non sia dilagante come negli USA, anche là proprio non conoscono regole! 

D. Hai incontrato difficoltà di relazione con la famiglia che ti ha ospitato?

R. No, assolutamente. Nell’estate prima della mia partenza ci eravamo già sentiti su Skype un paio di volte, e vedere il loro viso sorridente e l’impazienza con cui aspettavano che arrivassi mi ha tranquillizzata tanto. È bello partire e sapere già che qual-cuno ti accoglierà dall’altra parte dell’oceano. Si sono dimostrati sin da subito persone speciali, e mi hanno trattata e considerata come fossi figlia loro. Ancora oggi ci sentiamo e ci piace ricordare dei bei momenti passati insieme.

Mi hanno sempre sostenuta quando stavo male, compresa quando tendevo a chiudermi in me stessa presa dalla nostalgia di casa, ascoltata quando tornavo a

D. Hai incontrato difficoltà di relazione con la famiglia che ti ha ospitato?

R. No, assolutamente. Nell’estate prima della mia partenza ci eravamo già sentiti su Skype un paio di volte, e vedere il loro viso sorridente e l’impazienza con cui aspettavano che arrivassi mi ha tranquillizzata tanto. È bello partire e sapere già che qual-cuno ti accoglierà dall’altra parte dell’oceano. Si sono dimostrati sin da subito persone speciali, e mi hanno trattata e considerata come fossi figlia loro. Ancora oggi ci sentiamo e ci piace ricordare dei bei momenti passati insieme.

Mi hanno sempre sostenuta quando stavo male, compresa quando tendevo a chiudermi in me stessa presa dalla nostalgia di casa, ascoltata quando tornavo a casa esaltata e felice per le mie giornate. Ho partecipato al musical della scuola e loro sono venuti a vedermi portandomi anche dei fiori per congratularsi, proprio come avrebbero fatto dei genitori.

Se andavano da qualche parte erano contenti di portarmi con loro e mi presentavano alla gente con atteggiamento fiero, grati di avermi nella loro famiglia ed io ugualmente. Erano incuriositi dalla mia cultura e ora amano l’Italia nonostante non ci siano mai stati! Stanno pianificando un viaggio per venire a trovarmi ed io presto tornerò in Canada, forse quest’estate.

Vivo sempre con la sensazione di aver lasciato una parte di me laggiù. È stato difficile andare via dopo aver vissuto insieme ed aver condiviso così tanto da considerarli una seconda famiglia!

D. Sei riuscita a fare anche un po’ la turista? Quali luoghi hai visitato e cosa ti ha colpito di più?

R. Si abbastanza. Mi trovavo ad Halifax, capoluogo della regione Nova Scotia e di per sé non ha tanti luoghi turistici come invece ha la zona continentale del Canada. Tuttavia, è immersa nel verde e per fortuna sul mare, perché altrimenti mi sarebbe mancato molto essendo lericina! Peggy’s Cove è una delle località più famose della zona per il suo faro rosso e bianco e per la vista mozzafiato.

Inoltre nel periodo natalizio sono andata a New York con degli amici. Era la prima volta e sono rimasta senza parole! Ho subito notato, però, la differenza tra i newyorkesi e i canadesi: questi sono estremamente più gentili, rispettosi e cordiali!

A fine anno, per la mia “Graduation” ovvero la cerimonia di consegna dei diplomi, è venuta anche tutta la mia famiglia dall’Italia, e insieme abbiamo passato qualche giorno a Toronto, visitando anche le Cascate del Niagara.

È una città magnifica, moderna, ma che mantiene il tocco naturale tipico del paesaggio canadese. Ci andrei a vivere volentieri!

Maria Luisa Eguez