Nino Gerini e Angelo Trogu, martiri del Monte Barca

con video: I ragazzi del Monte Barca

(da Lerici In di aprile 2024)

Nino Gerini, immagine tratta dal libro “I fatti di
Valmozzola (il gruppo di Monte Barca)”, Istituto Storico della
Resistenza, La Spezia, 1974

Nino Gerini, nato a San Terenzo il 15 luglio 1926, risiedeva a Lerici. Di sentimenti antifascisti e confusamente comunisti, fu uno dei primi giovani spezzini a salire ai monti, a diciassette anni. Faceva parte della banda del Trambacco, una località in mezzo ai boschi nel territorio del Comune di Tresana, a breve distanza da quelli dei Comuni di Bolano e di Podenzana.

Primo Battistini “Tullio”, archivio famiglia Battistini

Il gruppo era composto, tra gli altri, dai santostefanesi Primo Battistini “Tullio” – che allora si faceva chiamare “Tenente” o “Tenente medico” – e Angelo Tasso, dai sarzanesi Dario Montarese “Briché”, Arturo Emilio Bacinelli, Guglielmo Vesco, Ernesto Parducci “Giovanni”, Paolino Ranieri “Andrea”, Flavio Bertone “Walter”, Anelito Barontini, dagli spezzini Giovanni Albertini “Luciano” e Anselmo Corsini “Ambrosio”. Era il dicembre 1943. Il gruppo del Trambacco fece alcune azioni a Sarzana, ma a lungo non poteva resistere in sicurezza in una località troppo facilmente raggiungibile dai fascisti. Il gruppo si divise in due. Quello con gli antifascisti sarzanesi si recò, poco oltre la metà del gennaio 1944, a Zerla, vicino alle Cento Croci. C’era anche Gerini. Coraggioso e passionale, sparò a una presunta spia fascista, e fu rimproverato dai “vecchi”. Ranieri era nella bottega del barbiere ad Albareto e sentì i colpi. Poi disse a “Briché”: “Guardo fuori, e… è quel matto di Gerini!” [Nota 1]. I fascisti sarzanesi si erano messi sulle loro tracce, e il gruppo dovette spostarsi a Popetto di Tresana.

Gerini raggiunse l’altro gruppo, guidato da “Tullio”, che dal Trambacco era salito alle Prede Bianche, sul confine dei Comuni di Tresana e Calice al Cornoviglio. C’erano anche due giovani spezzini, Luigi Amedeo Giannetti e Luciano Righi. Il 30 gennaio 1944 il gruppo fu sorpreso di notte da una cinquantina di fascisti e di tedeschi. Seminudi, all’aperto, guardati da cinque tedeschi armati, sarebbero stati fucilati all’alba. Ma “Tullio”, uno che non si arrendeva mai facilmente, propose ai compagni di colpire a testate i tedeschi e di fuggire. Ce la fecero tutti, tranne un polacco rimasto senza nome, subito ucciso: il primo caduto della Resistenza armata sui nostri monti, se si escludono i due paracadutisti inglesi dell’Operazione Speedwell, che non erano partigiani ma soldati alleati in missione [Nota 2].

Tre del gruppo furono ripresi e incarcerati, due saranno uccisi per rappresaglia il 19 maggio al Passo del Turchino, l’altro tornerà tra i partigiani e cadrà nel rastrellamento dell’8 ottobre 1944.

Le colline della Val di Magra mal si prestavano alla lotta delle bande. Il PCI, il partito più organizzato, e il CLN, che riuniva i partiti antifascisti, decisero di inviare i giovani spezzini sui monti dell’Appennino, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo 1944. Il caso volle che le località prescelte fossero Valmozzola, nel Parmense, e il Bagnonese, in alta Lunigiana. Nella prima operava una banda diretta da Mario Devoti “Betti” – ex militare coraggioso e generoso, anche se personalista e stravagante – composta da giovani della zona. Nella seconda esisteva solo un punto di riferimento: Edoardo Bassignani “Ebio”, di Merizzo, comunista ex confinato politico.

Angelo Trogu, immagine tratta dal libro “I fatti di
Valmozzola (il gruppo di Monte Barca)”, Istituto Storico della
Resistenza, La Spezia, 1974

Gerini, Giannetti e Righi furono inviati sul monte Barca. Con loro c’era anche Angelo Trogu, nato a San Terenzo il primo febbraio 1924, residente a San Terenzo. Suo padre Salvatore era nato a Mores (Sassari), aveva lavorato nelle miniere di carbone sarde ed era emigrato nei primi anni Venti per venire a lavorare in Arsenale [Nota 3]. Di famiglia antifascista, Angelo aveva partecipato alla manifestazione antifascista a San Terenzo dopo il 25 luglio 1943, il giorno della caduta di Mussolini: era tra i giovani e i popolani che fecero festa, bruciando in piazza i registri della sede del Fascio e il ritratto del Duce. Da allora i fascisti presero a tenerlo d’occhio. Era un disegnatore tecnico, aveva lavorato alla Pertusola e poi al Muggiano. Fisico prestante, aveva partecipato a un Palio del Golfo. Chiamato per il sevizio militare, disertò e si nascose, per poi salire sul Monte Barca.

La banda Betti, nella quale “Tullio” e Ranieri erano diventati rispettivamente comandante dei gruppi d’assalto e commissario politico, il 12 marzo assaltò a Valmozzola il treno che stava portando da Spezia a Parma tre renitenti arrestati dai fascisti. L’azione per liberarli riuscì, anche se nello scontro “Betti” fu ucciso. Morirono quattro militi fascisti, molti furono fatti prigionieri e poi liberati, sei processati e condannati a morte.

La rappresaglia scattò feroce – il Prefetto spezzino Franz Turchi inviò in Appennino 300 militi della X Mas – e colpì il 14 marzo i ragazzi del Monte Barca, che lì si erano provvisoriamente nascosti su indicazione di “Ebio”. Nulla c’entravano con l’azione di Valmozzola. Il loro capo, il sarzanese Ernesto Parducci “Giovanni”, subito ferito, riuscì a salvarsi. Tre furono uccisi sul monte, gli altri otto, dopo torture e percosse, il 17 marzo a Valmozzola.

Questi i loro nomi: Ubaldo Cheirasco, Nino Gerini, Luigi Amedeo Giannetti, Domenico Mosti, Gino Parenti, Luciano Righi, Giuseppe Vilmo Tendola, Antonio Trogu e i russi  Victor Ivanov, Vassilij Belacoskij e Michail Tartufian, ex prigionieri che erano stati nascosti da “Ebio”. Gli otto morirono al grido di “Viva l’Italia”.

Racconterò la storia del loro martirio nel prossimo articolo. Tra i protagonisti ci saranno anche altri lericini. Una piccola grande donna su tutti: Rosa Fabbri, madre di Angelo. È  la storia di una tragedia che colpì Lerici e una generazione. Ma nessun dolore è così forte, è così per sempre, come quello di una madre.

Giorgio Pagano

Note: [ 1 ]. Luigi Leonardi, I ragazzi del Monte Barca, Mursia, Milano, 2017, p. 44.

[ 2 ] Sull’Operazione Speedwell rimando ai miei articoli: Storie di fratellanza. I soldati inglesi sconosciuti e il ragazzo di Sarzana, “Città della Spezia”, 17 settembre 2023; L’Operazione Speedwell. La Resistenza internazionale, “Il Secolo XIX”, 21 settembre 2023, leggibile su

www.associazioneculturalemediterraneo.com; Dall’Operazione Speedwell al Battaglione Internazionale, “Patria Indipendente”, 21 febbraio 2023.

[ 3 ] Sono grato di queste informazioni su Salvatore Trogu a Riccardo Bonvicini; sono il frutto di una conversazione che fece con Luigia, sorella di Angelo.