(Lerici In di settembre 2019)

Dopo aver dato il mese scorso uno sguardo ad Oriente vediamo ora come funzionano le scuole a Occidente. A guidarci alla scoperta della scuola statunitense è Caterina Tioli, residente a Lerici, che ha frequentato la scuola elementare a Tellaro, le medie a Lerici, il liceo artistico Cardarelli alla Spezia (durante il quale ha fatto questa esperienza) e ha appena conseguito la laurea in design presso la Design Academy Eindhoven.

Queste le domande che abbiamo posto a CATERINA TIOLI:

D. Per quale motivo hai scelto di frequentare un anno di liceo negli USA?

R. Perché da sempre mi è sembrata un’esperienza unica e straordinaria. Conoscere culture e tradizioni differenti, vivere un anno in una diversa nazione come una studentessa e una figlia all’interno di un contesto totalmente differente dal nostro mi e parsa una grande sfida e una opportunità di grande apertura mentale.

Inizialmente mi sembrava impossibile realizzare tutto questo, mi pareva un progetto difficile da portare a termine e soprattutto troppo costoso. Mano a mano che ho iniziato ad informarmi e, dopo un lungo percorso di selezione, ho avuto però la possibilità tramite una borsa di studio d’Intercultura di realizzare questo mio sogno. A posteriori è stata un’esperienza fantastica ma quando sono stata lì, i momenti difficili non sono mancati. Creare un legame con la mia famiglia americana e con i miei amici è stato un percorso che si è costruito nel tempo, così come riuscire a capire i modi di vivere e di pensare di un’altra cultura. Per fortuna sia in Italia che negli USA Intercultura mi ha sempre aiutato con momenti di formazione e con la presenza di volontari, sia prima, che durante e dopo il mio soggiorno a Brooklyn.

D. Come si è svolto questo percorso scolastico?

R. Il mio percorso di studio è stato inizialmente piuttosto faticoso. Ero iscritta alla Bard high school nel Queens e ho dovuto lavorare molto, soprattutto sulla lingua inglese, che conoscevo solo a livello scolastico. Pur essendo stata aiutata nei primi mesi da una insegnante, sin da subito ho dovuto prepararmi per i test ed ho svolto il programma come i miei compagni. Con il tempo ho imparato a lavorare in modo proficuo, ad organizzarmi gli impegni e lo studio meglio di come facevo in Italia. La scuola americana tende inoltre a chiedere una presenza sempre partecipata durante tutte le attività, richiedendo la tua opinione e il tuo punto di vista che deve sempre essere motivato ed espresso dopo aver svolto i compiti, che sono spesso letture o ricerche individuali che richiedono di essere sempre aggiornati anche sull’attualità.

Io in Italia ho frequentato il liceo artistico e le materie di indirizzo non erano presenti nella scuola. Così sono stata fortunata e sono stata selezionata per un corso al MoMA (Museum of Modern Art) che è stato davvero una valida alternativa alle attività scolastiche.

D. Come si articola l’attività scolastica negli USA?

R. L’orario scolastico è molto flessibile, perché le materie possono essere scelte, un po’ come gli esami nelle nostre univesrità. Pertanto l’orario delle lezioni può essere sia al mattino che al pomeriggio e ci sono molte ore libere, che si possono trascorrere in biblioteca a fare i compiti. Il calendario scolastico e delle vacanze è molto simile a quello italiano. Gli insegnanti erano preparati e, al contrario che da noi, non richiedevano solo lo studio, era importante avere sempre un punto di vista personale.

La relazione con loro è stata decisamente meno formale che in Italia. Mi hanno sempre aiutato e fortemente incoraggiata in tutti i momenti difficili. Non sempre è stato facile studiare in un’altra lingua e con una diversa cultura di riferimento.

D. Ne hai approfittato per fare un giro turistico? Dove?

R. Poiché vivevo a New York City c’erano le molte possibilità che questa città offre: musei, concerti, parchi, etc. Ogni fine settimana andavo da qualche parte in città con la mia famiglia americana. Siamo stati una settimana in Florida a visitare i genitori della mia mamma americana. Abbiamo viaggiato in aereo: lì i mezzi sono più costosi. Durante i fine settimana d’estate o a primavera andavamo con tutta la famiglia a Conny Island e a Cap Code. Esistevano molti momenti in cui stavamo assieme con zii, cugini e nonni per dei camping in montagna o dei barbecue all’aperto. La mia famiglia aveva tradizioni ebraiche, cosi è stato ancora più interessante confrontarsi con una cultura e una religione diversa dalla mia.

D. Cosa ne pensi della scuola degli Stati Uniti d’America?

R. La scuola è certamente meno tradizionale della nostra. Ci sono molte più attività che richiedono la partecipazione dello studente e questo è un lato positivo perché bisogna essere sempre aggiornati sull’attualità e sviluppare un pensiero critico. Le materie scientifiche prevedono molte attività di laboratorio: un’esperienza ed un’operare davvero interessanti rispetto alla didattica italiana. Inoltre gli edifici sono in genere ben attrezzati con molte tecnologie utili.

Motivare il parere personale e saperlo esporre chiaramente cosi come imparare a controbattere ed argomentare sono sicuramente punti di forza della mia formazione nella scuola americana.

In Italia siamo abituati ad avere sempre una impostazione storicistica, che negli USA non è molto richiesta e questa parte a volte mi è mancata.

D. Cosa ne pensi degli USA?

Gli USA sono una nazione che promuove un’educazione democratica e rispettosa di tutte le differenze. È davvero molto bello girare per le strade di New York e vedere etnie diverse che convivono. Questo non vuol dire che i problemi non ci siano, ma che il rispetto delle diversità è un valore condiviso. New York è una città eccezionale, piena di energie e di proposte culturali, ricca di arte e di culture provenienti da tutto il mondo.

L’idea dei cittadini americani è che puoi crearti il tuo futuro grazie alle tue capacità e che lo Stato può aiutarti a costruirti il tuo futuro.

D. Come è stata la relazione con la tua famiglia?

R. Nella mia famiglia americana il papà è fotografo, la mamma medico e mio fratello Sam studente della mia stessa età. Il legame che si é creato è fortissimo, ancora oggi ci sentiamo e ci vediamo durante l’estate; quando è stato possibile loro sono venuti in Italia e io andrò presto a trovarli a Brooklyn.

Il legame che si è creato è stato fin da subito profondamente diverso da quello di sentirsi un’ospite. Non sempre è stato facile e, per vivere in una famiglia diversa dalla mia, è stato necessario riflettere sulle proprie abitudini e sulle loro e ha significato adattarsi a modi di vivere e a tradizioni differenti. Anche se per chi non ha vissuto la stessa esperienza può sembrare strano, quella é davvero ancora oggi la mia famiglia americana, che mi supporta e mi sta vicino e con cui condivido i momenti più importanti della mia vita.

Sandro Fascinelli