(da Lerici In… di gennaio, febbraio e marzo 2021)

Il Covid-19 ha demolito la credibilità del Lipstick Index

Il Covid-19 ha demolito definitivamente la credibilità del lipstick index, termine inglese molto conosciuto negli ambienti economici, che misura nei periodi di crisi le vendite dei rossetti per labbra: quanto più si debbono fare rinunce dolorose nel quotidiano, come l’acquisto di nuovi abiti, un pranzo al ristorante o una vacanza, tanto più ci si concentra su piccole spese che servono a compiacersi e consolarsi.

Questo vocabolo fu inventato nei primi anni del 2000 durante il periodo di recessione seguito ai tragici eventi delle “Twin Towers”, da Leonard Lauder, presidente della società Estée Lauder ed é stato sempre utilizzato come indicatore economico: quanto più c’è crisi tanto più aumenta la vendita di rossetti. Con il Covid-19 questo non é accaduto. La pandemia ha causato danni “a tappeto” a livello mondiale coinvolgendo anche la vendita dei cosmetici, che si è ridotta del 30% a causa dell’uso della mascherina e della poca socialità.

I prodotti di make up più richiesti in questo periodo sono quelli per gli occhi come: le palette di ombretti, kajal, mascara e creme viso, anche se ho notato che le aziende continuano a creare collezioni di prodotti per le labbra evidentemente nella speranza di una veloce ripresa del settore. Il dubbio mi era già venuto ad aprile, quando avevo capito che questa situazione sarebbe andata avanti a lungo.

Immaginavo che avrebbe potuto cambiare radicalmente la make up routine di  tante donne. Anch’io ho rivoluzionato completamente il modo di truccarmi: focalizzo tutto sulla parte superiore del viso, concentrandomi sul-le sopracciglia e sugli occhi, curando tutto nei minimi particolari. Le sopracciglia sono la cornice del nostro viso, se hanno una brutta forma e non sono curate non si avrà mai un bell’aspetto, posso non truccarmi ma loro sono come i capelli: quando non sono puliti, denotano subito poca attenzione alla propria immagine.

Per quanto riguarda il trucco degli occhi, mi piace cambiare sempre i colori degli ombretti; anche se prediligo i colori luminosi e scintillanti, utilizzo kajal per la linea interna degli occhi, tanto mascara, ciglia finte e il gioco é fatto: sono pronta per indossare la mascherina.

Molte donne non amano truccare gli occhi, ma un po’ di mascara quasi tutte lo utilizzano, poi ci sono quelle che non si truccano gli occhi ma stendono solo un velo di fondotinta e un po’ di rossetto. Ora non lo fanno più, manca la voglia e lo spirito, con la mascherina sempre sporca e da sostituire ogni volta, con danno sia per l’am-biente sia per il costo in sé.

In questo periodo, quando sto in casa al rossetto non rinuncio mai, non ne posso fare a meno, mi fa stare meglio, con il vantaggio che le labbra rimangono sempre idratate. Il rossetto tornerà alla ribalta, ne sono sicura, perché é un simbolo di femminilità e sensualità; come diceva Marilyn Monroe: «Tro-va qualcuno che ti rovini il rossetto, non il mascara».

Luisa Fascinelli

“Se siete tristi, se avete un problema, truccatevi, mettetevi il rossetto rosso e attaccate”.    Coco Chanel

Questa celebre frase di Coco Chanel, che abbiamo messo a titolo di quest’articolo, ci permette di ricordare che il 10 gennaio scorso è stato celebrato il 50° anniversario della sua scomparsa e ci conferma che il rossetto è forse il principale articolo del trucco femminile che non conosce crisi, come spiegato il mese passato nel-l’articolo sul Lipstick Index. Non ci resta ora che fare un breve excursus sulla storia di questo prodotto del make-up, ora più richiesto in assoluto al mondo: non crediamo che ci sia una donna che non lo abbia mai utilizzato, ma nel passato non sempre è stato così.

La nascita del rossetto si perde nella notte dei tempi ma, per non andare troppo indietro, troviamo le nobildonne dell’antica Roma che, pur di avere le labbra colorate, si inventarono una miscela di bacche e sangue di piccione: non possiamo di certo sapere la tenuta di quel mix ma ci sembra una soluzione alquanto macabra, per non parlare di chi non se lo poteva permettere e, pur di avere le labbra rosse, se le mordeva a tal punto da averle gonfie e sanguinose.

Nel Medioevo invece, indossare il rossetto o adoperare prodotti di bellezza, era considerato peccato a tal punto che si pensava fossero  utilizzati per le stregonerie.

Il rossetto torna prepotentemente alla ribalta nella nobiltà in tutta Europa nel 1500, grazie anche alla regina Elisabetta I d’Inghilterra che amava le labbra rosse: tutte le donne regali ne erano affascinate. Veniva ricavato con la cera d’api e pigmenti vegetali: era un lusso unico poterlo avere. Nel Rinascimento la femminilità e la sensualità tornano finalmente alla ribalta. In quel periodo si racconta che Caterina de’ Medici, fiorentina che viveva in Francia e ricopriva il ruolo di regina, fosse molto appassionata di rossetti ma anche di veleni, pensò così di metterne un po’ anche sul rossetto del-l’amante del Re per avvelenarla.

Nei decenni successivi solo in Francia rimane a far compagnia alle donne, mentre in Europa torna ancora l’idea del peccato e della stregoneria collegati a questo tanto discusso prodotto di bellezza. Il rossetto diventa nei primi anni del ‘900 segno di femminilità e ribellione per le suffragette, movimento femminista per l’emanci-pazione delle donne e per il diritto al voto, che dà inizio alle sue battaglie.

I primi rossetti in tubetto cominciarono a spuntare negli Anni ‘20; i colori più in voga erano il rosso e il bordeaux: la particolarità di quel periodo, la bocca a cuore. Le donne si rimpicciolivano il labbro superiore proprio per creare quell’effetto, così tanto famoso da caratterizzare quell’epoca.

Anche nei momenti di crisi economica degli anni successivi e dopo la Seconda Guerra Mondiale il rossetto ha sempre avuto picchi di vendita altissimi, certificati dall’ormai famoso Lipstick in-dex, perché le donne si consolavano coccolandosi con l’indossare un bel rossetto.

Basti pensare che Winston Churchill durante la seconda Guerra Mondiale raziona tutti i prodotti di bellezza eccetto il rossetto che continuò ad esser prodotto incessantemente. Il rossetto rosso dava la carica e tirava su di morale uomini e donne.

Negli Anni ‘50 e ‘60 il rossetto rosso diventa un must: tutte le dive di Hollywood impazziscono per portarlo e anzi Liz Taylor, nei suoi ruoli da protagonista, voleva essere l’unica ad averlo rosso.

Dobbiamo dare un merito a loro, che hanno reso definitivamente il rossetto unico e intramontabile: da quel momento fino ai giorni nostri, quasi nessuna donna ha mai smesso di usarlo e mai nessuno glielo impedirà più.

Luisa Fascinelli

8 marzo Festa della Donna ricordando Coco Chanel

L’ultimo libro su Coco Chanel di Robarta Damiata – ed. Diarkos

L’otto marzo è il giorno della festa della donna e vogliamo onorarlo con una persona speciale, che abbiamo citato il mese scorso per una sua celebre frase, e di cui si ricordano i 50 anni dalla scomparsa (10 gennaio 1971): Gabrielle Bonheur Chanel in arte “Coco Chanel”. Il suo ricordo é sempre vivo, nessuno si è dimenticato di lei e della sua “maison” di moda che continua anche oggi a essere uno dei brand del lusso più famosi al mondo: non è stato facile, ma nemmeno impossibile, farsi strada in un’epoca in cui le donne non avevano ancora la possibilità di votare e altri diritti, pur di avere un estro pari al suo.

Gabrielle Chanel nacque nel 1883 in Francia, da una famiglia povera; con le sue sorelle visse in un orfanotrofio fino alla maggiore età; quando lasciò le suore aveva imparato bene a cucire e cantare: queste all’epoca erano buone attività per potersi proporre nel mondo del lavoro.

A Gabrielle non fu difficile trovare subito un lavoro  extra di sera, come cantante in un locale di cabaret; da qui venne anche il suo nome d’arte “Coco”, preso da una canzone che cantava sempre: “Qui qu’a vu Coco?”. Rac-contava la storia di una bambina che aveva perso il cane: da quel momento tutti la cominciarono a chiamare così anche se lei non ne andava particolarmente fiera.

Per il giorno, lei e sua sorella trovarono lavoro come commesse in un negozio di abbigliamento; nel tempo libero Coco si divertiva a creare cappelli, ben diversi da quelli che nei primi del ‘900 erano di moda: molto più semplici, leggeri e comodi da portare. Ricevette da molte donne consensi più che favorevoli. Io penso che a quell’epoca, per la donna era molto più facile rispetto ad ora, se si avevano le capacità, di uscire fuori dalla massa e proporsi per ciò in cui si credeva: la concorrenza era minima e tutto risultava più semplice.

Per lei ci fu anche un incontro molto fortunato: in una caffetteria conobbe Étienne de Balsan, figlio di imprenditori tessili, che diventò non solo il suo partner per diversi anni, ma la finanziò anche nei suoi progetti.

Coco continuò la creazione di bellissimi cappelli che avevano ottenuto moltissimo consenso fra le donne dell’alta borghesia; nel 1908 si spostò prima a Parigi e poi nel 1914 a Deauville, dove aprì i suoi primi negozi. Era una donna che non stava mai ferma, sempre in continua evoluzione, infatti stravolse completamente lo stile di quel momento, togliendo bustini e corsetti tanto fastidiosi e malsani, per una moda più leggera ed elegante.

Erano tempi in cui le donne combattevano per i loro diritti, libertà e parità con gli uomini; proprio per questo Coco, ribelle e audace, lanciò nelle sue collezioni cardigan, gonne e pullover che ebbero molto successo per la loro comodità e vestibilità molto femminile. Nasce nel 1920 il famosissimo profumo “Chanel N° 5”, una fragranza intramontabile che ai giorni nostri, dopo un secolo, é rimasta un classico incontrastato.

Le donne cominciarono a mostrare la loro femminilità con maggiore naturalezza; l’abito nero con polsini e colletto bianchi che indossavano commesse e impiegate parigine viene notato da Coco, che lo trasforma in un tubino aderente ed elegante, che diventa negli anni un abito senza tempo: non ci dovrebbe essere una donna al mondo che non ne possieda almeno uno nell’armadio.

«Un uomo può indossare ciò che vuole. Resterà sempre un accessorio della donna». Il bianco e nero sono stati sin dall’inizio, nelle sue creazioni i colori dominanti: la sua infanzia trascorsa con le suore la segnò in modo profondo, così da portare dentro di sé inconsciamente ricordi indelebili e questo lo esternò sin dai primi passi, come se fosse la sua firma in ogni sua collezione.

Il cavallo di battaglia di Coco arriva con la creazione di un tailleur molto particolare, che divenne negli anni il più famoso e conosciuto al mondo, anche per tutti i tipi di stoffe con cui si poteva realizzare, chiamato “il modello Chanel”. Si è sempre differenziato dai classici, per la gonna dritta sotto al ginocchio e la giacca con il particolare colletto alla coreana con bottoni dorati rotondi e piatti, che è sempre piaciuto alle dive di tutto il mondo. “La semplicità è la nota fondamentale di ogni vera eleganza”.

E per finire non potevano mancare anche le bellissime collezioni di gioielli e borse che, a differenza dei vestiti molto semplici e a volte austeri, sono stati sempre molto appariscenti, non dimentichiamoci delle sue collane di perle che venivano abbinate ai suoi bellissimi tail-leur. La sua prima borsa, la creazione “Chanel 2.55”, è stata da sempre la più copiata al mondo, e lei ne era lusingata: “Essere plagiati è il più grande complimento che si possa ricevere: succede solo ai grandi”.

Coco é una donna da prendere d’esempio, infatti  dal nulla ha creato un impero, cosa che ora non credo riesca più a nessuno se non si hanno conoscenze e denaro, perchè la società é cambiata. La cosa incredibile di Chanel è che i suoi classici non saranno mai sepolti, ogni epoca continuerà a viverli e a indossarli, cosa che rende lei stessa una donna indimenticabile.

Sono sicura che da lassù si compiace ogni giorno per quello che ci ha lasciato in eredità. “Non mi pento di nulla della mia vita, eccetto di quello che non ho fatto”.

Luisa Fascinelli