5 maggio: 200 anni dalla morte di Napoleone

Ci sono delle cose talmente radicate nella coscienza collettiva che la minima citazione basta a portare chiunque, indipendentemente dalla sua cultura, all’evento collegato.

Così, se dici “Ei fu”, la mente istantaneamente va all’ode con cui Manzoni nel luglio 1821 ricordava la scomparsa di Bonaparte avvenuta poco prima: il 5 maggio. E già, perché in questo giorno ricorre il duecentesimo della morte di Napoleone, francese di origine corsa ma di ascendenza sarzanese pro-venendo il ceppo della famiglia dal centro della val di Magra.

Morì a Sant’Elena, un’iso-letta sperduta nell’Atlantico che, proprio alla permanenza fra le sue sponde del- l’Empereur deve la sua fama. Là esiliato dopo la sconfitta di Waterloo, dettò al segretario Emmanuel de Las Cases il suo Mèmoire, il memoriale con cui racconta ai posteri cui spetta l’ardua sentenza, vita e progetti, la polvere su cui dovette giacere e l’altare su cui troneggiò.

Non ne faremo qui il riassunto; qua basta solo dire che in un passo Napoleone giudica il Golfo essere “il più bel porto dell’univer-so”: quasi la dichiarazione d’amore di uno spasimante per la sua bella. Gli è che l’Imperatore ha in mente una strategia precisa per combattere il tradizionale nemico inglese: costruire tre roccaforti sul mare per minare la potenza navale britannica. Li vuole a Cherbourg nella penisola normanna del Cotentin davanti all’isola di Wight, sul- l’estuario della Schelda nel ma-re del Nord, alla Spezia per controllare il Mediterraneo.

Un progetto troppo ambizioso perché si possa compiere. I disastri militari e le risorse insufficienti lo faranno restare solo un bel sogno, ma per quello che ci riguarda è la considerazione per una terra fin’allora così trascurata da essere priva di comunicazioni con il resto del mondo. Ed infatti “je désire”, scrive al suo Ministro dell’Interno quasi che i suoi desideri non fossero ordini perentori, che si costruisca una rete infrastrutturale che colleghi la Spezia a Genova, a Pisa, a Piacenza, a Parma.

È lì che la crisalide comincia ad essere farfalla e che la bell’addormentata sul Golfo inizia a riaprire gli occhi: senza strade non ci si muove e, soprattutto, nessuno viene. Che poi di quel désir non se ne faccia nulla, è poco importante, conta che si butta giù un’idea, si apre una traccia, si delinea un indirizzo.

Comunque, per andare a Portovenere noi percorriamo la Napoleonica inaugurata l’ultimo giorno del 1812 mentre nello stesso torno di tempo si lavorava alla carreggiabile per Sarzana.

L’Empereur non dimenticò la porzione occidentale del Golfo tanto la riteneva strategicamente importante: a Maralunga volle s’istallasse una batteria e Lerici nel 1812 diventò sede di uno dei sei Cantoni che facevano parte del Circondario detto Dipartimento degli Appennini il cui capoluogo era la Spezia. (Articolo a pagina 15)

Alberto Scaramuccia