(da Lerici In di febbraio 2021)

L’aula era una vasta sala al primo piano del “palazio, ar Capae”, ma vi si accedeva scendendo la scala dalla nuova strada già tracciata. Due piani più in alto vi abitava mia nonna, da cui andavo spesso a pranzo, meglio: a desinare. Maestra era la signora Eóa Rainusso (foto sotto), ottima insegnante, che come facesse a tenere tre classi non so. Noi scolari avevamo un grembiule nero con i gradi della classe di cordella rossa in numeri romani; la maestra teneva le lezioni mattina e pomeriggio, vacanza il giovedì. Il programma giornaliero era rigido: preghiera, appello, rivista della pulizia (anche questa aveva una votazione sulla pagella), interrogazione a turno per la seconda e la terza; per i principianti pagine di aste da copiare dalla lavagna.

Il primo anno di scuola, la mamma mi fece accorciare la mantellina da soldato di mio babbo e la tinse di nero. Aveva trascorso l’inverno sul Carso. La rivista riguardava soprattutto la testa (pidocchi), le unghie e vestiti. La mamma mi curava in tutto, ma un giorno tornai a casa carico di pidocchi: avevano cercato un altro pascolo. A primavera interrompeva la mattinata la distribuzione di un cucchiaio di olio di fegato di merluzzo. Nella cartella avevamo la colazione che consumavamo dopo aver steso il tovagliolo sul banco. Consisteva in una fetta di pane con un po’ di formaggio o di marmellata e, durante l’inverno, da una manciata di fichi secchi. Dalla finestra guardavamo un bellissimo panorama: sotto di noi il paese con la chiesa sul promontorio. “…Oh chiese della Liguria, come navi pronte ad essere varate!” (V. Cardarelli) E lontano le isole all’estremità del golfo della Spezia.

Non godevamo la libertà degli scolari di oggi perché quando il brusio si alzava di volume, la maestra ordinava: – In seconda! – e portavamo lebraccia conserte dietro la schiena. In “prima” era l’attenti all’inizio della lezione. “Braccia conserte” indicava la posizione di tenere le braccia appoggiate sul banco una sopra l’altra, sempre con la schiena diritta, durante una spiegazione. I servizi igienici? Le femmine andavano a casa o a quella di qualche parente, i maschi dietro il primo angolo. Qualcuno talvolta restava una mezz’ora a giocare, accampando la scusa di non aver trovato a casa la mamma.

L’ultimo banco era quello “dell’asino”, e i residenti se ne vantavano. – “A son en t’er banco de l’àsen!” – Erano quelli che non arrivavano oltre la prima o la seconda. Le bocciature fioccavano con maggior frequenza delle promozioni. Una volta venne l’ispettore, a piedi da Lerici. Era una persona alta, impettita – In prima! – ordinò la maestra. Ricordo che corresse la carta geografica dell’Italia: i confini erano quelli anteriori alla Prima Guerra Mondiale!


Ennio Callegari in collaborazione con Dilva Pellegri

Cento anni fa un grande scrittore e una piccola maestra

(da lerici In di Ottobre 2013)

Noi di Lerici In vogliamo ricordare i cento anni dal soggiorno tellarese di Lawrence (1813-14) con una intervista alla figlia di Eoa Rainusso, la maestra di Tellaro che fu amica e confidente di Lawrence.

Abita ad Ameglia Amelia Azzarini (83 anni, nella foto sopra) figlia di Eoa Rainusso, la maestra che insegnò a Tellaro dal 1907 al 1952 e di Abramo Azzarini. Ci ha fatto partecipe dei suoi ricordi e di quelli della sua mamma e … sorpresa: le due nipoti di Eoa hanno ereditato dalla nonna il DNA dell’insegnamento.

Eoa non è ricordata solo per la sua vita spesa per l’insegnamento (e per questo il Comune di Lerici le ha dedicato la piazza più bella di Tellaro, quella del Belvedere), ma è stata anche amica di David Herbert Lawrence, uno dei più grandi scrittori e poeti inglesi che lei conobbe durante il soggiorno ligure dello stesso, dal settembre 1913 al giugno 1914, e con cui dopo intrattenne per diverso tempo uno scambio epistolare.

A quell’epoca Tellaro faceva parte del Comune di Ameglia e vi restò sino al 1° gennaio 1940 quando il federale della Spezia Carlo  Biagini, che era lericino, la trasferì senza tanti complimenti nel territorio del suo Comune.

D. Sig.ra Amelia che ricordo ha di sua madre?

R. Mia madre Eoa (dal greco Aurora) Rainusso nacque a S. Margherita Ligure nel 1888 da un’importante famiglia dal passato armatoriale. Mio nonno, Angelo, era un apprezzato dottore pedagogista, con una spiccata passione per la Liguria tanto da chiamare le figlie con i nomi di Liguria, Tigullia, Janua, Eoa e anche sua madre era un’insegnante e una pedagogista. Fu dunque dai genitori che ereditò la passione per l’insegnamento. A soli 18 anni, dopo il diploma, inizia a insegnare a Borzonasca (in provincia di Genova) quindi nel novembre 1907 vince la cattedra di Tellaro.

Arrivata alla stazione di Sarzana, con una carrozza, raggiunge Ameglia e da qui viene accompagnata per il sentiero delle quattro strade a Tellaro dove viene accolta dall’assessore Luigi Battistelli con tutto il paese festante e, quasi in processione, viene accompagnata nell’edificio che per molti anni sarà la sua casa e la sua scuola.

Per lei l’insegnamento è stato una missione da svolgere con impegno e decisione.

In una piccola stanza insegnava a oltre cinquanta bambini, maschi e femmine, delle prime tre classi elementari. Per la quarta e la quinta gli alunni più volenterosi dovevano salire e scendere a piedi fino ad Ameglia e questo sino al 1936. Solo nel 1940, con l’accorpamento a Lerici, fu istituita la scuola materna.

Mia mamma dovette faticare le proverbiali sette camicie per attirare sempre l’interesse degli scolari ed evitare che scappassero nei campi. La scuola non era obbligatoria, come oggi: allora doveva lei stessa andare per le case e gli orti per convincere i genitori a mandare i figli a scuola affinché ricevessero l’istruzione. Mia mamma, quando non insegnava, si dilettava a scrivere poesie e a ricamare al tombolo. Pensava di restare in quel borgo così isolato solo per qualche anno, ma per lei era previsto un diverso destino.

D. Cosa avvenne per farle cambiare idea?

“Conobbe un giovane di Tellaro e se ne innamorò: si chiamava Luigi Abramo Azzarini e si sposò con lui nel 1915. La frequentazione di Luigi la portò anche a conoscere il romanziere inglese Lawrence e la sua amante Freida von Richthofen (divenuta poi sua moglie), cugina di Manfred, “Il barone Rosso”, futuro asso del-l’aviazione tedesca. Lawrence era infatti vicino di casa degli Azzarini e amico del fratello di lui, Ezechiele, a cui fece anche da testimone di nozze. A Lawrence è intestata a Fiascherino “La baia di Lorenzo” col nome con cui veniva affabilmente chiamato lo scrittore.

Mia madre morì nel 1976. Ebbe quattro femmine e un maschio. Io fui l’ultima: nacqui nel 1929 e restai a Tellaro fino al 1952 quando mi trasferii ad Ameglia con mio marito Pierino Pedrazzi.

Ho avuto tre figli Michela, Maria Luisa, Giorgio e, buon sangue non mente, le mie due figlie sono insegnanti, una ad Ameglia e una a Fiumaretta”.

D. Ha qualche documentazione dell’amicizia di sua madre con Lawrence?

R. Ben poco. Mia madre aveva una cassa di lettere, scritti, appunti e varie testimonianze di Lawrence, che ingenuamente regalò a giornalisti, conoscenti e anche a Mario Soldati. Ora non mi sono rimaste che trascrizioni e il suo libretto di poesie “Malinconie di tramonto” del 1909. Alcune sue poesie e liriche sono state musicate. Una, scelta dal maestro Bettinelli, fu pubblicata dalla casa Ricordi e suonata alla radio.

Ci mostra poi la copia di una lettera di Lawrence a un suo amico inglese che riporta: “La maestra di Tellaro verrà oggi a parlarci del suo amore per Luigi, il fratello di Ezechiele, che è il più bell’uomo che io abbia mai visto maneggiare una chitarra. Qualche volta vengono a suonare e cantare con noi, portando la chitarra…” e una copia di una lettera scritta, sempre da Lawrence, alla sua mamma.

Livio Bernardini e Sandro Fascinelli