(articolo da Lerici In di agosto 2020)

I “furbetti del cartellino” dopo il lockdown si riciclano con nuove modalità, così lo smart working si trasferisce al mare assieme alle famiglie in vacanza. Adesso che il peggio è passato, quasi tutte le attività stanno cercando di ripartire ma rimangono parecchi punti interrogativi per quanto riguarda il lavoro svolto da casa. Altro problema il fatto che molte persone, nonostante la vita stia tornando alla normalità, hanno timore di riprendere a uscire, si sono chiuse in se stesse, un po’ per pigrizia, un po’ per paura. L’effetto “grotta”, l’essere rintanati, ha preso il sopravvento così preferiscono stare in casa, come se il lockdown non fosse ancora finito. Uno stato psicologico che porta a diventare schivi e asociali, praticamente un
po’ “nerd”, cosa deleteria per lo spirito e per la mente. Parecchie aziende private si sono accorte che, facendo svolgere il lavoro da casa ai propri dipendenti, avrebbero risparmiato sulle spese di gestione e poi che, con apposite app, avrebbero potuto controllare meglio i piani di lavoro dei dipendenti in barba alla privacy. Conferma che ci è venuta da persone che ci hanno detto che il lavoro da casa è diventato molto più intenso rispetto a quando stavano in ufficio. I dipendenti pubblici invece, lavorando in contesti diversi rispetto a chi lavora in un’azienda privata, spesso senza piani programmati da svolgere tutti i giorni, hanno scoperto che stare “a la maison” è molto più rilassante che andare in ufficio. Insomma non è tutto oro quel che luccica. Aperte le gabbie (pardon le case) lo smart working invade alberghi e appartamenti al mare o in montagna, trasformandoli in uffici con postazioni da lavoro in WiFi. Ma c’è chi si spinge oltre… in spiaggia abbiamo “beccato” persone che, tra una telefonata e l’altra, si sdraiavano
al sole o facevano il bagno, qualche altro in sdraio aveva sulle gambe il portatile, peccato però che si stava facendo una bella “pennica”. Ma c’e anche chi desidera tornare al più presto in ufficio, stato di emergenza Covid-19 permettendo, per condividere momenti della giornata con i colleghi, per socializzare, confrontarsi e, perché no, anche per cambiare outfit tutti i giorni. Lavorare a casa, significa spesso rimanere in pigiama e con il mollettone in testa tutto il giorno, consumare elettricità e aria condizionata, utilizzare il proprio computer sgranocchiando popcorn e patatine. Sveglia! A noi piacerebbe che le città si ripopolassero non solo di turisti ma anche di pendolari che si muovano per la città spendendo, andando al bar, al ristorante o a fare shopping. Solo in questo modo l’attività economica può ritornare alla normalità, soprattutto nelle grandi città, altrimenti tantissimi posti di lavoro saranno persi e le città appariranno buie e tetre come ad Halloween: questo non sarà un dolcetto o scherzetto ma la realtà post Covid 19.

Luisabeautyland.com

Di Sandro