Quest’anno sono 30 anni dal mitico risultato della nave Destriero, ancora imbattuto, e volevamo ricordarlo con una nuova intervista a Massimo Minetto Robino, il lericino del piccolo equipaggio .

Purtroppo Lui non c’è più, ma la figlia Stefania si è detta disposta a parlarci di lui e della sua impresa. La ringraziamo e vi diamo appuntamento al prossimo numero.

Con l’occasione noi di Lerici In ci uniamo al cordoglio della famiglia verso questo valoroso cittadino.

Sandro Fascinelli

(da Lerici In di ottobre 2012)

In piazzetta a Tellaro, un tranquillo fine mattinata dei primi di agosto. Davanti a me uno dei quattordici “cavalieri”, ovvero dei componenti dell’equipaggio del “Destriero”:

Massimo Minetto Robino (foto a lato col “Destriero”).

Nel 1992 un mezzo veloce realizzato da Fincantieri al Muggiano visse un’impresa che resterà nei registri dell’andar per mare come una magnifica avventura. Conquistò il “Nastro azzurro”. E lui c’era, nel suo ruolo di capo elettricista.

Classe 1939, il 9 agosto 1992 lui era al suo posto sul Destriero, al momento della storica traversata atlantica da New York alle isole Scilly in Inghilterra, conclusasi con un record (2 giorni, 10 ore, 34 minuti a una media di 53 nodi).

Da pochi giorni si è celebrato l’amarcord presso Fincantieri al Muggiano. Vent’anni dopo, Massimo Minetto Robino rievoca per Lerici In la sua splendida storia di mare. Accanto a lui un grande album colmo di foto e tanti ritagli di giornali.

D. Che cosa ha provato nel momento del mitico arrivo?

R. Una grande emozione. Era un gioiello in alluminio, studiato nei minimi particolari. Essere riusciti nell’impresa voleva dire aprire nuovi varchi nella costruzione dei futuri traghetti veloci. Essere riusciti nell’impresa voleva dire aver raggiunto una grande meta.

D. In poche parole, cosa è il Destriero?

R. Una nave fatta apposta con tecniche innovative e sperimentali, attrezzata per attraversare l’Atlantico e battere il record. Progetto di matrice americana, la costruzione di Fincantieri: è nato nel Golfo, al Muggiano.

D. Avete festeggiato tutti e quattordici i vent’anni del Destriero?

R. No, mancava il compianto comandante spezzino Giacomo Mancini. E tutti abbiamo avuto un pensiero per lui.

D. Come è capitato sul Destriero?

R. Sono stato “prestato” da Fincantieri e quando mi hanno chiesto di partecipare al progetto, mi trovavo in trasferta in Ecuador. Sono subito ripartito. Con una grande emozione dentro.

D. Vediamoli da vicino i suoi tredici “compagni” d’avventura.

R. 1. Cesare Florio (responsabile e pilota)

2. Odoardo (Giacomo) Mancini (comandante)

3. Aldo Benedetti (comandante in seconda, pilota)

4. Sergio Simeone (capitano)

5. Franco De Mei (telecomunicazioni)

6. Giuseppe Carbonaro (capitano di macchina)

7. Mario Gando (capitano di Macchina)

8. Nello Andreoli (direttore di macchina)

9. Silvano Federici (motorista)

10. Cesare Quondamatteo (motorista)

11. Davide Maccaro (tecnico automazione)

12.Giacomo Petriccione (tecnico propulsione)

13. Michael Hurrie (tecnico turbine).

D. Perché si sente orgoglioso di aver partecipato all’impresa del Destriero?

R. Perché il record è stato una pietra miliare nella storia della navigazione ad alta velocità e raccoglie in sé autentici valori, fra cui anche il coraggio. Valori che sono insiti in ogni impresa dell’uomo.

Intervista di Gabriella Molli